Gli stessi nomi. I soliti progetti. I medesimi errori.
Sembra quasi la dura legge dei “corsi e ricorsi” quella che vede protagonista Messina e le sue opere realizzate e da realizzare.
Qualcuno ricorderà che qualche tempo fa, quando il terrorismo era appannaggio particolare della mafia, a Palermo fu aperta un’inchiesta poiché i concorsi pubblici per gli appalti venivano vinti sempre dalle stesse ditte.
In vent’anni (dal 1970 in poi) tre o quattro ingegneri ed architetti erano riusciti a ricostruire praticamente l’intero capoluogo siciliano, favorendo i propri studi e guadagnando somme stratosferiche.
Le indagini portarono a scoprire un’impressionante catena tra imprenditori, tecnici e mafiosi che avevano in mano l’intera città e la controllavano a proprio piacimento.
Lo scalpore fu nazionale.
Perché vi richiamiamo alla memoria un episodio avvenuto un decennio fa?
La risposta è tanto rischiosa quanto doverosa.
Ci sembra che a Messina, da qualche anno a questa parte (ma forse da sempre, anche se tutto è rimasto sapientemente taciuto), i nomi delle ditte, degli ingegneri, degli architetti che girano nel settore, ed ai quali vengono affidati incarichi ed appalti appetitosi, siano sempre i medesimi. Se il lavoro di tali tecnici fosse esemplare, non sorgerebbe alcun dubbio sul perché siano sempre loro ad occuparsi delle costruzioni a Messina ed a vincere le relative gare.
Ma se i loro errori sono frequenti e talvolta paradossali, si tende a mettere quanto meno in dubbio l’affermazione che il merito dipende dal talento.
Ricordate quando si è divelto il manto autostradale nel tratto della ME-CT che in linea d’area è sito a livello del villaggio S. Lucia su Contesse?
Ebbene fu detto che era tutta colpa di chi aveva costruito l’autostrada senza le opportune analisi chimiche sui materiali utilizzati. Ma se le analisi fossero state fatte e volutamente ignorate per risparmiare sui prodotti utilizzati? Presentare un progetto, con un totale di costi e vincere per questo un appalto deve presupporre che poi si possa tener fede al prospetto dei costi presentato inizialmente.
Torneremo sulla questione più avanti.
Ricordate la polemica sulla costruzione delle pensiline del tram, di poco utilizzo visto che non coprono né dalla pioggia né dal sole e sono parecchio discutibili da un punto di vista puramente estetico? Ed ancora tutte le incertezze sollevate riguardo la costruzione di Villa Dante? Una volta presentato il progetto della Villa alcuni ingegneri esterni alla ditta vincitrice avevano avanzato numerose perplessità su alcune modalità di costruzione, prevedendo (solo per fare un esempio) la rottura di condotte d’acqua site al di sotto della struttura.
Queste voci non furono ascoltate, anzi la stampa non dedicò che poche righe alle proteste.
Ebbene dopo pochi anni dalla costruzione, tutte le nere previsioni azzardate da quel gruppo di professionisti si verificarono puntualmente.
E chissà cosa accadrà allo Stadio S. Filippo dopo che molte sono state le critiche riguardo la cava di roccia e sabbia sulla quale poggiano le gradinate e le tribune.
Dietro tutti questi progetti (e molti altri che per questione di brevità rimanderemo alle prossime settimane), ci sono sempre gli stessi nomi, le stesse ditte, gli stessi errori che puntualmente e comunque invece di venire puniti, vengono gratificati con varianti all’originario progetto ed ulteriormente e profumatamente ricompensate…
Perché?
Vi lasciamo con questa “pulce nell’orecchio” con la consapevolezza che ci sentiamo liberi da un peso avendo portato alla luce fatti altrimenti celati ai più.
Consapevoli altresì che stanotte, per qualcuno che leggendo si è riconosciuto, sarà forse una notte da “Innominato”…


