A spasso…

“Io e mia moglie siamo disoccupati. Abbiamo due figli da csciopero.jpgrescere e non abbiamo soldi per farlo come vorremmo. Il più grande frequenta la prima media, studia la Storia ed alcune volte mi chiede se questo in cui viviamo è un mondo migliore. Gli rispondo di sì, perché la sua speranza mi da forza. Non posso certamente dirgli che questo non è un mondo che riserva a tutti gli stessi privilegi e che suo padre urla disperato contro il vento per cercare di portare a tavola ogni giorno un pranzo dignitoso”

Quando ho udito queste parole ero di fronte al Comune, durante una protesta di lavoratori che hanno perduto il posto e chiedono risposte. E mentre cercavo la famosa “notizia”, un episodio che potesse attirare l’attenzione del lettore e creare un’opinione, mi sono resa conto di esser davanti a qualcosa di molto più grande: la disperazione di un essere umano.

Per condurre quest’inchiesta, ho intervistato i rappresentati dei maggiori sindacati preoccupati dinanzi a questa allarmante crescita disoccupazionale ; ho ascoltato pareri, proposte e giuste pretese, ma, più d’ogni altra cosa, quelle parole spezzate dall’amarezza e gli occhi lucidi di quel padre mi rimarranno impresse nella memoria.

Ricorderete il caso dei diciotto dipendenti della ditta Pastore, impegnati nell’attività di ristorazione delle mense ferroviarie, licenziati in seguito alla mancata proroga dell’appalto per la gestione delle suddette mense (proroga che al contrario è stata concessa in tutto il resto della Sicilia). Che fine hanno fatto le promesse rivolte a questi diciotto, ormai disoccupati, che avrebbero dovuto garantire loro una soluzione al problema?

Maurizio Ballistreri, Segretario Provinciale della U.I.L., ci ha risposto: “La pratica per garantire la rioccupazione dei lavoratori licenziati, è stata avviata. Siamo in attesa che l’Ufficio del Lavoro riapra e definisca la questione nei tempi più brevi, per proseguire il servizio mense fino al 28 Febbraio. Se tutto procede nella giusta direzione, giorno 1 Ottobre gli ex dipendenti potranno ricominciare a lavorare, naturalmente non a pieno ritmo. L’orario di lavoro sarà ridotto a 24 ore settimanali”.

E i 42 lavoratori della società Consortile Aurora che si occupavano del servizio di carro-attrezzi?

“Il Comune ha inserito l’argomento all’interno delle recenti proteste di coloro che garantivano il funzionamento dei parcheggi a pagamento. Il Consorzio di cooperative che gestisce l’appalto è peraltro l’unico in gara . Dunque nel momento in cui si deciderà se riconfermare o meno tali cooperative, verrà automaticamente risolta la questione dei 42 lavoratori senza occupazione”.

A parte questi due casi specifici, ho chiesto a Franco Spanò, Segretario Provinciale della C.G.I.L., se potesse aiutarmi a fare un quadro della situazione generale riguardo appunto la penuria di lavoro nei vari settori del territorio messinese. “La disoccupazione è ovunque in aumento. Nel settore dell’edilizia il motivo principale è stata la chiusura dei cantieri per il completamento delle opere, e la mancata apertura di nuovi sbocchi dove poter rioccupare il personale. Molti cantieri sono bloccati: è il caso delle ditte che stanno svolgendo i lavori della rete tranviaria, dello stadio S.Filippo e degli svincoli. La Ferrofir, che si stava occupando della costruzione della galleria e del raddoppio della tratta ferrata Messina-Palermo , sta ancora attendendo fondi per il completamento dell’opera. Inoltre la legge sul risanamento pubblico non è ancora partita, e i meccanismi legati all’approvazione del piano regolatore si stanno mettendo in moto solo ora. Per quanto riguarda il settore industriale posso portare ad esempio la ditta che provvedeva alla produzione della Birra Messina, realtà ridimensionata per l’acquisto dello stabilimento da parte di una catena nazionale più estesa. I locali dello stabilimento sono oggi in stato di abbandono. Vi era anche un contratto stipulato tra l’amministrazione di Villafranca Tirrena e la ditta Pirelli. Ma anche in questo caso tutto è stato bloccato per carenza di spazi disponibili”.

Sa che molti esercizi commerciali sono stati costretti a chiudere. Cosa può dirci in proposito?

“Tutto nasce dalla mancanza di un concreto piano commerciale da parte del Comune. Non vi è, sul piano istituzionale, programmazione alcuna. I fallimenti degli esercizi commerciali sono sempre più presenti. Anche nel settore dei servizi vi è una grande precarietà di fondo”.

Sulle possibili soluzioni al problema ho interpellato Maurizio Bernava, Segretario Provinciale della C.I.S.L. “La risposta da parte dell’amministrazione è sempre la stessa: le vertenze hanno i loro tempi. E nel frattempo il lavoro se ne va! Siamo l’unica area metropolitana nazionale in cui lo smantellamento di unità lavorative è all’ordine del giorno. A Palermo il livello di disoccupazione era ugualmente alto ma si è intervenuti, grazie ad un dialogo tra le parti sociali e l’amministrazione centrale, a favore dello sviluppo di nuovi settori come quello informatico, controbilanciando così i settori in crisi. Ma Messina, a differenza del capoluogo regionale, non è una realtà governata”.

Cosa propone? “Creare un forum dove ci si possa confrontare tutti. Politici, amministratori, rappresentati sindacali devono unirsi per cercare di avviare giuste strategie di sviluppo necessarie ad evitare l’emergenza che è oggi presente in tutti i settori lavorativi. Evitare che Messina diventi un deserto. Continuando così nessun imprenditore esterno investirà le proprie risorse in un mercato che non gli offre alcuna reale attrattiva. Finchè la spinta politica sarà finalizzata ai soli interessi particolari, non si risolverà mai il gravissimo problema disoccupazionale cittadino”.

E nella perenne attesa delle vertenze e delle gare d’appalto, ancora una volta siamo noi i grandi esclusi.

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